Uno dei classici e fondamentali risultati in Algebra Lineare è il celebre
Teorema di Cayley-HamiltonOgni matrice quadrata A su un anello commutativo R soddisfa il suo polinomio caratteristico. In altre parole, se p(t)= \det(tI-A) è il polinomio caratteristico di A, allora p(A)=0.
Le prime dimostrazioni vennero date da Hamilton [H1853] in alcuni casi particolari di matrici 2 \times2 e 4 \times 4, utilizzando la teoria dei quaternioni. Cayley [C1858] enunciò il risultato nel caso 2\times2 e 3 \times3, ma pubblicò solo la dimostrazione nel caso 2 \times 2. Il caso generale venne provato da Frobenius [F1878].
Il teorema di Cayley-Hamilton ha molte importanti conseguenze, e lo spazio di questo post è troppo limitato per poterle elencare tutte. Il lettore può consultare [W] o un qualsiasi testo avanzato di Algebra Lineare per maggiori dettagli. A titolo di esempio, ricordiamo che
- Quando R è un campo, il Teorema di Cayley-Hamilton è equivalente al fatto che il polinomio minimo di A divide il suo polinomio caratteristico.
- Se A ha ordine n, l'identità p(A)=0 permette di scrivere la potenza A^n come combinazione lineare delle potenze I, \, A, \, A^2, \ldots , A^{n-1}. I coefficienti di tale combinazione lineare sono funzioni simmetriche elementari negli autovalori di A.
- Se A è di ordine n, nilpotente e definita su un campo, allora il suo indice di nilpotenza è al più n, ossia A^n=0. Infatti, l'ipotesi di nilpotenza assicura che l'unico autovalore di A è 0, quindi P(A)=t^n, e il risultato segue immediatamente da Cayley-Hamilton. Analogamente, Cayley-Hamilton assicura che se ogni autovalore di A è nullo allora A è nilpotente (il viceversa è banale).
Sono conosciute molte dimostrazioni di questo importante risultato, e ogni testo avanzato di Algebra Lineare ne contiene almeno una. Ad esempio, il classico testo di Lang lo presenta come conseguenza della teoria della riduzione a forma triangolare [L70, Capitolo 10]. Altri Autori presentano invece il teorema come conseguenza dell'esistenza della forma canonica di Jordan. Osserviamo che la dimostrazione "ingenua" ottenuta ponendo t=A in \det(tI-A) non funziona, dato che non è lecito eguagliare una matrice ed uno scalare.
Diamo qui una dimostrazione molto breve, nel caso di un campo algebricamente chiuso, che utilizza un argomento di tipo topologico. Per semplicità supponiamo R=\mathbb{C}, il campo dei numeri complessi; non è tuttavia difficile adattare l'argomento nel caso generale, utilizzando la topologia di Zariski invece di quella euclidea. Se il campo dei coefficienti di A non è algebricamente chiuso, l'argomento funziona ancora applicandolo alla sua chiusura algebrica.
Dimostrazione. La prima osservazione è che, se A è diagonalizzabile, allora il Teorema di Cayley-Hamilton è vero, come segue facilmente da un calcolo elementare.
Consideriamo ora il polinomio minimo di A, che indichiamo con q(t). Allora A è diagonalizzabile se e solo se q(t) non ha zeri multipli (qui utilizziamo il fatto che A sia definita su un campo algebricamente chiuso) o, equivalentemente, se e solo se il discriminante \mathrm{disc}_A(t)=\mathrm{res} (q(t), \, q'(t)) è non nullo.
Prendiamo ora la funzione definita sullo spazio vettoriale \mathrm{Mat}_n(C) che associa ad ogni matrice A il polinomio \mathrm{disc}_A(t). Questa funzione è continua, dato che i coefficienti di \mathrm{disc}_A(t) sono polinomi negli elementi di A, e il luogo delle matrici non diagonalizzabili è, per quanto visto sopra, la controimmagine di 0.
Prendiamo ora la funzione definita sullo spazio vettoriale \mathrm{Mat}_n(C) che associa ad ogni matrice A il polinomio \mathrm{disc}_A(t). Questa funzione è continua, dato che i coefficienti di \mathrm{disc}_A(t) sono polinomi negli elementi di A, e il luogo delle matrici non diagonalizzabili è, per quanto visto sopra, la controimmagine di 0.
Pertanto le matrici diagonalizzabili sono il complementare di una ipersuperficie algebrica in \mathrm{Mat}_n(\mathbb{C})=\mathbb{C}^{n^2}, in particolare esse formano un sottoinsieme denso in \mathrm{Mat}_n(\mathbb{C}).
Per quanto osservato all'inizio riguardo al caso diagonalizzabile, segue che la funzione continua A \mapsto p(A) è identicamente nulla su un sottoinsieme denso di \mathrm{Mat}_n(\mathbb{C}), dunque è nulla ovunque. \square
Riferimenti.
[C1858] A. Cayley: A Memoir on the Theory of Matrices, Philos. Trans. 148 (1858)
[F1878] G. Frobenius: Ueber lineare Substutionen und bilineare Formen, J. Reine Angew. Math. (84): 1–63 (1878).
[H1853] W. R. Hamilton: Lectures on Quaternions (1853)
[L70] S. Lang: Algebra Lineare, Bollati Boringhieri (1970)
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